Uno studio in rosso

1887

E non possiamo che cominciare che da A Study in Scarlet, il primo romanzo. Conan Doyle lo scrisse nel 1886, mentre aspettava i rari pazienti nel suo studio medico di Southsea, a Portsmouth. Dapprima il protagonista si sarebbe dovuto chiamare J. Sherrinford Holmes, poi diventò Sherrinton Hope, infine divenne Sherlock. "Sher" deriva da una radice che significa "bello", quindi in italiano potrebbe essere reso con "Bellicapelli", mentre il cognome è un omaggio a Oliver Wendell Holmes, medico, giurista e scrittore, nato a Cambridge (USA) che Conan Doyle venerava, la cui tomba fu meta del suo primo viaggio negli States: "Never have I so know and loved a man whom I had never seen".

Si sa che il personaggio di Holmes fu ispirato da Joseph Bell, un professore universitario dell'autore, e sicuramente influenzato dall'Auguste Dupin di Edgar Allan Poe. Il dottor John Watson, invece, deve il suo cognome a un collega di Conan Doyle, conosciuto a Portsmouth, il dottor James Watson. Curiosamente in ASH6 Conan Doyle incorre in un lapsus e chiama Watson "James" come l'amico, anziché "John". Ma avremo modo di vederlo meglio in seguito. Anche l'acerrimo nemico di Holmes, il professor James Moriarty, è stato ispirato da una persona realmente esistita; secondo alcuni dal feniano John O'Connor Power, più volte arrestato dalla polizia inglese, infine eletto nel parlamento irlandese; secondo altri, più probabilmente, da Jonathan Wild, un criminale del XVIII secolo del quale si dirà di più in 2.10.

 

SS fu comprato da Ward, Lock & Co. per 25 sterline e fu stampato a dicembre 1887 sul Beeton's Christmas annual.

Il narratore del romanzo è in prima persona e è un personaggio del racconto, omodiegetico, intradiegetico, se vogliamo seguire (e lo vogliamo) la terminologia genettiana[1]. Tutto inizia con la storia di W: John H. Watson si laurea in medicina alla London University. Segue un corso di specializzazione come chirurgo militare a Netley e viene assegnato al V Corpo Fucilieri del Northumerland. Prima di arrivare a destinazione scoppia il Secondo conflitto anglo-afgano e Watson è distaccato in Afganistan, partecipa alla battaglia di Maywand:

... there I was struck on the shoulder by a Jezail bullet, which shattered the bone and grazed the subclavian artery.

... dove fui colpito alla spalla da un proiettile di Jezail, che ha frantumato l'osso, sfiorando l'arteria succlavia.

(p. 7)

Proprio mentre si sta riprendendo è vittima di un attacco di febbre enterica. Viene, quindi, congedato e torna Londra. Siamo agli inizi del 1881.

Watson, viste le esigue risorse finanziarie, è in cerca di un alloggio economico da condividere con qualcuno; il suo amico Stamford, incontrato per caso, gli menziona un conoscente, Sherlock Holmes, anch'egli alla ricerca di un coinquilino. I due s'incontrano la prima volta nel laboratorio di chimica del Barts, si accordano e si trasferiscono al mitico 221B di Baker Street.

H è un tipo molto sui generis:

He was quiet in his ways, and his habits were regular. It was rare for him to be up after ten at night, and he had invariably breakfasted and gone out before I rose in the morning. Sometimes he spent his day at the chemical laboratory, sometimes in the dissecting-rooms, and occasionally in long walks, which appeared to take him into the lowest portions of the City. Nothing could exceed his energy when the working fit was upon him; but now and again a reaction would seize him, and for days on end he would lie upon the sofa in the sitting-room, hardly uttering a word or moving a muscle from morning to night. On these occasions I have noticed such a dreamy, vacant expression in his eyes, that I might have suspected him of being addicted to the use of some narcotic, had not the temperance and cleanliness of his whole life forbidden such a notion.

Aveva modi calmi e abitudini regolari. Raramente rimaneva alzato dopo le dieci di sera e, prima che mi alzassi la mattina,  aveva sempre già  fatto colazione e era uscito. A volte trascorreva la giornata nel laboratorio di chimica, a volte in sala anatomica e, ogni tanto, faceva lunghe passeggiate, che sembravano portarlo immancabilmente in direzione dei bassifondi. Niente poteva eguagliare la sua energia quando era immerso nel lavoro ma, di tanto in tanto, veniva preso da uno stato d'animo opposto e, per giorni e giorni, restava sdraiato sul divano del soggiorno, a malapena pronunciava una parola o muoveva un muscolo, da mattina a sera. In queste occasioni gli notavo negli occhi un'espressione così vacua e sognante, da farmi sospettare che facesse uso di qualche sostanza stupefacente, se la temperanza e l'igiene che caratterizzavano la sua vita non contraddicessero una simile ipotesi.

(p. 10)

Così ci viene presentato la prima volta, ma nel resto del canone H mena vita da bohémien. Fisicamente:

In height he was rather over six feet, and so excessively lean that he seemed to be considerably taller. His eyes were sharp and piercing, save during those intervals of torpor to which I have alluded; and his thin, hawk-like nose gave his whole expression an air of alertness and decision. His chin, too, had the prominence and squareness which mark the man of determination. His hands were invariably blotted with ink and stained with chemicals, yet he was possessed of extraordinary delicacy of touch, as I frequently had occasion to observe when I watched him manipulating his fragile philosophical instruments.

Era alto più di sei piedi [circa 1,83], e era tanto magro da sembrare ancora più alto. Aveva occhi acuti e penetranti, salvo durante quei periodi di torpore cui ho accennato; e il suo sottile naso aquilino, gli dava una espressione vigile e decisa. Anche il mento, prominente e quadrato denotava un carattere risoluto. Aveva le mani sempre macchiate di inchiostro e di sostanze chimiche, eppure possedeva una straordinaria delicatezza al tatto, come spesso avevo avuto occasione di osservare quando manipolava i suoi fragili strumenti.

(ib.)

inoltre ha una cultura a dir poco bizzarra; per esempio ignora che la Terra giri attorno al Sole e, una volta saputo, fa di tutto per dimenticarlo:

“You appear to be astonished,” he said, smiling at my expression of surprise. “Now that I do know it I shall do my best to forget it.”
“To forget it!”
“You see,” he explained, “I consider that a man’s brain originally is like a little empty attic, and you have to stock it with such furniture as you choose. A fool takes in all the lumber of every sort that he comes across, so that the knowledge which might be useful to him gets crowded out, or at best is jumbled up with a lot of other things so that he has a difficulty in laying his hands upon it. Now the skilful workman is very careful indeed as to what he takes into his brain-attic. He will have nothing but the tools which may help him in doing his work, but of these he has a large assortment, and all in the most perfect order. It is a mistake to think that that little room has elastic walls and can distend to any extent. Depend upon it there comes a time when for every addition of knowledge you forget something that you knew before. It is of the highest importance, therefore, not to have useless facts elbowing out the useful ones!

"Sembrate sorpreso", disse, sorridendo alla mia espressione di stupore. "Ora che lo so, farò del mio meglio per dimenticarlo."
"Per dimenticarlo!"
"Vedete," spiegò, "io ritengo il cervello umano all'inizio sia come una piccola soffitta vuota che si può riempire con tutto quello che si vuole. Uno sciocco vi ammasserà alla rinfusa tutto ciò che trova, così che quanto gli potrebbe tornare utile non lo trova o, nel migliore dei casi, è talmente confuso con tante altre cose che è difficile riconoscerlo. Mentre l'abile artefice è molto attento a quello che mette nella sua soffitta cerebrale. Ci saranno solamente gli strumenti che lo aiutano a svolgere il proprio lavoro, ma ne ha un vasto assortimento e tutti nel più perfetto ordine. È un errore pensare che quella piccola stanza abbia pareti elastiche e possa dilatarsi a dismisura. Perciò arriva un momento in cui, per ogni nozione in più, si dimentica qualcosa che si sapeva prima. È della massima importanza, quindi, che i fatti inutili non scaccino quelli utili."

(p.11)

Della peculiarità delle sue nozioni W redige addirittura uno schema:

Sherlock Holmes—his limits.

  1. Knowledge of Literature.—Nil.
  2. Philosophy.—Nil.
  3. Astronomy.—Nil.
  4. Politics.—Feeble.
  5. Botany.—Variable. Well up in belladonna, opium, and poisons generally. Knows nothing of practical gardening.
  6. Geology.—Practical, but limited. Tells at a glance different soils from each other. After walks has shown me splashes upon his trousers, and told me by their colour and consistence in what part of London he had received them.
  7. Chemistry.—Profound.
  8. Anatomy.—Accurate, but unsystematic.
  9. Sensational Literature.—Immense. He appears to know every detail of every horror perpetrated in the century.
  10. Plays the violin well.
  11. Is an expert singlestick player, boxer, and swordsman.
  12. Has a good practical knowledge of British law

Sherlock Holmes - i suoi limiti.
1. Conoscenza della letteratura. - Nessuna.
2. Filosofia. - Nessuna.
3. Astronomia. - Nessuna.
4. Politica. - Scarsa.
5. Botanica. - Variabile. Ben informato su belladonna, oppio e veleni in generale. Non sa nulla di giardinaggio pratico.
6. Geologia. - Pratica, ma limitata. Distingue a colpo d'occhio tipi di terreno diversi. Dopo una passeggiata mi ha mostrato gli schizzi sui suoi pantaloni e mi ha detto dal loro colore e dalla consistenza in quale parte di Londra si era sporcato.

7. Chimica. - Profonda.
8. Anatomia: accurata, ma non sistematica.
9. Letteratura sensazionale. - Immensa. Sembra conoscere ogni dettaglio di ogni orrore perpetrato nel secolo.
10. Suona bene il violino.
11. È un abile pugile e spadaccino.

12. Ha una buona conoscenza pratica del diritto britannico.

(p.11)

Il sospetto che sia dedito all'uso di qualche stupefacente si rivelerà esatto, ma quanto al punto 1. dello schema, vedremo presto che H possiede, invece, una vasta conoscenza letteraria. Ma anche in questo racconto dimostra di saper qualcosa di letteratura, visto che conosce sia il Dupin di Edgar Allan Poe che il Lecoq di Émile Gaboriau e li disprezza:

"Dupin was a very inferior fellow. That trick of his of breaking in on his friends’ thoughts with an apropos remark after a quarter of an hour’s silence is really very showy and superficial. He had some analytical genius, no doubt; but he was by no means such a phenomenon as Poe appeared to imagine.

...
Lecoq was a miserable bungler, he had only one thing to recommend him, and that was his energy. That book made me positively ill. The question was how to identify an unknown prisoner. I could have done it in twenty-four hours. Lecoq took six months or so. It might be made a text-book for detectives to teach them what to avoid."

"Dupin non valeva nulla. Quel trucchetto di irrompere nei pensieri del suo amico con un'osservazione appropriata dopo un quarto d'ora di silenzio è molto spettacolare, ma superficiale. Aveva una certa capacità analitica, non c'è dubbio; ma non era affatto quel fenomeno che Poe aveva immaginato."
...
"Lecoq era un miserabile pasticcione, di positivo aveva solo una cosa; la sua energia. Quel libro mi ha fatto sentir male. Il problema consisteva nell'identificare un prigioniero sconosciuto. Io l'avrei risolto in ventiquattro ore; Lecoq ci ha messo sei mesi. Potrebbe essere un manuale per insegnare agli investigatori cosa evitare."

(p.13-14)

Oltretutto esprime un giudizio su Monsieur Lecoq, il personaggio dei romanzi, e non, come sarebbe stato più logico e come fa Poe[2], su Eugène-François Vidocq, realmente esistito, al quale Gaborieau si è ispirato. E non è neppure che Dupin e Lecoq siano intesi come personaggi reali all'interno della finzione, il crossover è ancora lontano; sono proprio i due personaggi dei romanzi. Questa è letteratura inerente la sua professione, quindi ce lo potevamo aspettare, ma Holmes cita anche l'Art Poétique di Nicholas Boileau-Despréaux nell'originale  francese: "Un sot trouve toujours un plus sot qui l’admire" (p. 26) Conan Doyle si contraddice? ebbene si contraddice (Walt Withman), e in più di un'occasione, come vedremo.

Però, in questa prima storia Watson vuol tenere il punto fino in fondo, poiché la citazione finale la fa lui: "Populus me sibilat, at mihi plaudo Ipse domi simul ac nummos contemplar in arca." mentre in Poe è Dupin a chiudere con una citazione. Nei racconti successivi, Watson si assimilirà al modello e cederà il compito a Holmes.

H possiede anche la straordinaria capacità di astrarsi dal caso: anziché lambiccarsi il cervello per trovare una soluzione a tutti i costi, si dedica a tutt'altra attività, come in questa occasione:

There’s the scarlet thread of murder running through the colourless skein of life, and our duty is to unravel it, and isolate it, and expose every inch of it. And now for lunch, and then for Norman Neruda. Her attack and her bowing are splendid. What’s that little thing of Chopin’s she plays so magnificently: Tra-la-la-lira-lira-lay.

"Nella matassa incolore della vita c'è il filo rosso del delitto e il nostro compito è dipanarlo, isolarlo e scoprirne ogni centimetro. E ora a pranzo, e poi al concerto di Norman Neruda. I suoi attacchi e i suoi colpi d'arco sono stupendi. Com'è quel motivetto di Chopin che suona così magnificamente: Tra-la-la-lira-lira-lay."

(p.22)

Anche perché ritiene dannoso elaborare teorie che non siano suffragate da prove concrete:

No data yet,” he answered. “It is a capital mistake to theorize before you have all the evidence. It biases the judgment.

"Non ho ancora nessun dato", rispose. "È un errore capitale teorizzare prima di avere tutte le prove. Falsa il giudizio."

(p.15)

Oltre all'uso della cocaina, che sospettiamo ma ancora non sappiamo a scienza certa, H si rovina la salute anche con massicce dosi di tabacco. Nell'iconografia tradizionale lo vediamo sempre con la pipa in bocca, in realtà non disdegna neppure sigari e sigarette. Ogni tanto sorseggia vino, whisky, brandy e altri spiriti, pur senza eccedere; insomma, non si fa mancare nulla, o quasi.

In SS facciamo la conoscenza di due ispettori di Scotland Yard, che spesso si rivolgono a H per risolvere i casi più complessi, Gregory Lestrade:

one little sallow rat-faced, dark-eyed fellow who was introduced to me as Mr. Lestrade

un piccoletto giallastro col muso da topo e gli occhi scuri che mi fu presentato come il signor Lestrade

(p.12)

E Tobias Gregson che, invece, è alto, biondo, pallido e dalle mani grassocce. I due sono in competizione:

"Gregson is the smartest of the Scotland Yarders,” my friend remarked; “he and Lestrade are the pick of a bad lot. They are both quick and energetic, but conventional—shockingly so. They have their knives into one another, too. They are as jealous as a pair of professional beauties. There will be some fun over this case if they are both put upon the scent."

"Gregson è il miglior elemento di Scotland Yard", spiegò il mio amico; "Lui e Lestrade sono gli unici che valgano qualcosa; sono entrambi dotati di prontezza ed energia, ma terribilmente convenzionali. Sono in competizione fra loro. Sono gelosi come due belle donne. Ci sarà da divertirci con questo caso se saranno entrambi in gioco."

(p.15)

Ritroveremo ancora anche "La polizia investigativa di Baker Street", che in S4 diventerà "Gli irregolari di Baker Street", una banda di monelli cenciosi, capitanati da un tale Higgins, i quali si rivelano preziosi informatori, poiché nessuno fa gran caso a un ragazzino. Poi li ritroveremo solo un'altra volta, in MSH7:

"I have one of my Baker Street boys mounting guard over him who would stick to him like a burr, go where he might. ... Ah, here is Simpson to report.”

“He’s in all right, Mr. Holmes,” cried a small street Arab, running up to us.

"Ho uno dei miei ragazzi di Baker Street che gli sta montando la guardia e gli sta attaccato come una zecca, ovunque vada. ... Ah, ecco Simpson a far rapporto."
"Tutto bene, è in casa, signor Holmes", gridò un minuscolo monello, correndoci incontro.

(p.358)

Proprio poco dopo aver precisato a W il suo curioso lavoro di consulente investigativo, H riceve un messaggio di Gregson che lo convoca sul luogo di un misterioso delitto; H invita W ad accompagnarlo. La vittima è un tale Enoch J. Drebber di nazionalità statunitense; H desume che sia stato avvelenato poiché non ha segni di violenza sul corpo, c'è una fede nuziale vicino al cadavere e sul muro la parola "RAHE" scritta col sangue. Il morto è descritto così:

On his rigid face there stood an expression of horror, and as it seemed to me, of hatred, such as I have never seen upon human features. This malignant and terrible contortion, combined with the low forehead, blunt nose, and prognathous jaw gave the dead man a singularly simious and ape-like appearance, which was increased by his writhing, unnatural posture.

Aveva un'espressione di orrore e, mi pareva, di odio, come non ho mai visto su alcun volto umano. Quei lineamenti rigidi, contorti, maligni, terribili, combinati con la fronte bassa, il naso camuso e la mascella prognata, gli dava un aspetto scimmiesco che la sua postura contorta e innaturale esaltava.

(p.17)

più che di una vittima, sembra la descrizione di un carnefice. Effettivamente Mr. Drebber non era uno stinco di santo; oltre a essere un ubriacone, aveva molestato la figlia della padrona della casa che lui e suo segretario Strangerson avevano affittato a Londra:

He was coarse in his habits and brutish in his ways. The very night of his arrival he became very much the worse for drink, and, indeed, after twelve o’clock in the day he could hardly ever be said to be sober. His manners towards the maid-servants were disgustingly free and familiar. Worst of all, he speedily assumed the same attitude towards my daughter, Alice, and spoke to her more than once in a way which, fortunately, she is too innocent to understand.  On one occasion he actually seized her in his arms and embraced her—an outrage which caused his own secretary to reproach him for his unmanly conduct.

"Era rozzo nelle abitudini e brutale nei modi. La sera stessa del suo arrivo si ubriacò e, a dire il vero, dopo mezzogiorno non era quasi mai sobrio. I suoi modi con le cameriere erano disgustosamente liberi emolesti. Ma quel che è peggio è che ha subito assunto lo stesso atteggiamento nei confronti di mia figlia Alice e le ha parlato più di una volta in un modo che, per fortunata, lei è troppo ingenua per capire. In un'occasione la prese fra le braccia e la baciò; un affronto che indusse il suo stesso segretario a rimproverarlo peril suo modo di comportarsi."

(p.28)

perciò il fratello della ragazza lo aveva cacciato di casa, per cui l'ispettore Gregson ne deduce che lo abbia anche ucciso e lo arresta. Questa sarà la prassi in tutto il canone: in sessanta casi, fra romanzi e racconti, la polizia non arresta mai un solo solitario colpevole; si butta come un toro sul primo lenzuolo rosso che vede sventolare, senza la minima logica.

H, invece, ha capito che la fede caduta accanto al cadavere appartiene all'assassino, perciò, per attirarlo in una trappola, mette un'inserzione sui giornali nella quale dice di aver trovato una fede nuziale e di volerla restituire. L'espediente avrebbe avuto buon esito, se l'astuto criminale non avesse mandato un complice travestito da donna che riesce anche a seminare H quando questi cerca di seguirlo.

Quando viene ucciso anche Strangerson appare evidente che Gregson abbia arrestato la persona sbagliata, ma Holmes è già arrivato alla conclusione del caso; infatti gli irregolari hanno trovato l'assassino. Si tratta di un un vetturino, Jefferson Hope, anch'egli statunitense, che aveva incalzato le due vittime per compiere la sua personale vendetta.

Si torna indietro di circa trent’anni, negli Stati Uniti: John Ferrier e sua figlia adottiva Lucy, persi nel deserto e moribondi, vengono salvati e accolti nella comunità dei Mormoni. Anni dopo, Lucy si innamora di Hope, un gentile, mentre è regola che i Mormoni si sposino all'interno della fede. Per evitare che la figlia venga maritata contro il suo volere, Ferrier si accorda con Hope per organizzare una fuga che, però, si concluderà con l'omicidio di Ferrier e il matrimonio di Lucy con uno dei suoi pretendenti, Drebber, appunto; la ragazza morirà poco dopo e Hope vivrà solo per la vendetta, che riuscirà a realizzare solo molti anni dopo.

Tanto bestiale è stato descritto Drebber, quanto affabile e nobile appare Hope:

Our prisoner’s furious resistance did not apparently indicate any ferocity in his disposition towards ourselves, for on finding himself powerless, he smiled in an affable manner, and expressed his hopes that he had not hurt any of us in the scuffle.
“I guess you’re going to take me to the police-station,” he remarked to Sherlock Holmes. “My cab’s at the door. If you’ll loose my legs I’ll walk down to it. I’m not so light to lift as I used to be.”

La furiosa resistenza del nostro prigioniero in realtà non mostrava alcuna animosità verso di noi poiché, vedendosi sopraffatto, sorrise in modo affabile ed espresse la sua speranza di non aver fatto male a  nessuno nella colluttazione.
"Immagino che mi porterete alla stazione di polizia", fece a Sherlock Holmes. "Giù c'è la mia vettura. Se mi sciogliete le caviglie, scendo da solo. Non sono più leggero come un tempo, per portarmi di peso."

(p.54)

Più che un vendicatore Hope si sente un giustiziere:

"It don’t much matter to you why I hated these men,” he said; “it’s enough that they were guilty of the death of two human beings—a father and a daughter—and that they had, therefore, forfeited their own lives. After the lapse of time that has passed since their crime, it was impossible for me to secure a conviction against them in any court. I knew of their guilt though, and I determined that I should be judge, jury, and executioner all rolled into one. You’d have done the same, if you have any manhood in you, if you had been in my place. ... That’s the whole of my story, gentlemen. You may consider me to be a murderer; but I hold that I am just as much an officer of justice as you are."

"A voi non importa sapere perché odiassi quegli uomini", disse, "vi basti sapere che erano responsabili della morte di due esseri umani - padre e figlia - e che quindi meritavano di morire. Dopo tutto il tempo che era passato dal loro crimine, sarebbe stato impossibile che un qualsiasi tribunale li potesse condannare. Ma io sapevo che erano colpevoli, e decisi che sarei stato giudice, giuria e carnefice. Al mio posto, se siete uomini, avreste fatto lo stesso. ... Questa è tutta la mia storia, signori. Mi potrete giudicare un assassino; ma ritengo di essere uno strumento della giustizia quanto voi."

(p.59)

Hope non affronterà il processo poiché morirà nella sua cella, stroncato da un aneurisma, col sorriso sulle labbra.

È abbastanza frequente nel canone che i rei siano meno colpevoli delle loro vittime e che la loro vendetta sia causa di forza maggiore, perchè le autorità costituite non riescono o non possono o non vogliono fare giustizia. Holmes scopre il colpevole, ma non è raro che gli sia solidale e spesso, come vedremo, lo lasci libero. Insomma, dietro al caso poliziesco, al metodo investigativo, al personaggio avvincente, sembra far capolino anche una velata critica sociale.

La seconda parte, capitoli da 1 a 5, che raccontano la storia americana relativa agli antefatti; ha un narratore onnisciente, extradiegetico, in terza persona. C'è, dunque, un intermezzo nella narrazione e una lunga parentesi raccontata da un secondo narratore che ne sa molto più del narratore intradiegetico e che quindi o non è Watson oppure è Watson che si è inventato tutto; dunque avrà ragione Holmes, nei racconti successivi, ad accusarlo di infarcire la narrazione con inutili elementi letterari, invece di attenersi ai fatti.

Comunque sia, questa struttura bipartita la troveremo anche in S4 e VF, dunque in tre dei quattro romanzi. Non è un'idea originale, ma la struttura tipica dei romanzi di Gaborieau; prima il crimine, poi la sua genesi. Chi poi conosce i racconti polizieschi di Poe non faticherà certo a trovare più di una somiglianza, sia nei personaggi, sia nel tipo di voce narrante. È evidente, quindi, che il disprezzo per i due precursori sia dovuto esclusivamente all'egocentrismo di Holmes e non sia condiviso dall'autore.

Va detto che Sherlock Holmes non è simpatico. Non è simpatico agli ispettori di Scotland Yard, è logico, perché è più bravo di loro e li mette in ridicolo, non è simpatico nemmeno a Watson, che non sopporta le sue arie da saccente e, tutte le volte che può, lo mette alla prova sperando invano di smontare le sue congetture; ma in fondo non è simpatico nemmeno al lettore: è un personaggio col quale non ci si può identificare, troppo superiore. Per trovare qualcosa di analogo bisogna scomodare Gesù. Anche Gesù, come Holmes, veniva consultato da chi aveva problemi da risolvere e, come Holmes, anche Gesù vantava esiti miracolosi ma, in fondo, neanche lui era simpatico, tant'è che ha fatto una gran brutta fine. Neppure con Gesù il lettore riesce a immedesimarsi, visto che è addirittura perfetto, e simpatizza con lui solo durante la veglia del Getsemani e quando muore; tanto che viene rappresentato preferibilmente in croce. Eppure, analogamente a Gesù, Holmes è diventato un mito che ancora dura, e ne è passato del tempo.


[1]  Gérard Genette, Figures III, Seuil, Paris, 1972

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Uno studio in rosso

Il primo romanzo. Conan Doyle lo scrisse nel 1886, mentre aspettava i rari pazienti nel suo studio medico di Southsea, a Portsmouth.

Il primo incontro fra John Watson e Sherlock Holmes, due morti misteriose, una vendetta che viene da lontano.

Queste alcune, fra le numerose edizioni, che consigliamo.

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Uno studio in rosso

Il primo romanzo. Conan Doyle lo scrisse nel 1886, mentre aspettava i rari pazienti nel suo studio medico di Southsea, a Portsmouth.

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[2]In The murders of the Rue Morgue, anche Dupin parla di un altro detective, si tratta di un ex deliquente, divenuto in seguito capo della Sûreté parigina, ossia Eugène-François Vidoq, che Dupin censura con parole analoghe a quelle di Holmes per il suo emulo letterario, Lecoq. Riportiamo il brano giusto per attestare quanto Holmes debba a Dupin: "I risultati ottenuti [dalla polizia parigina] spesso sono sorprendenti, ma in gran parte si raggiungono solo per diligenza ed energia. Quando queste sono insufficienti, tutti i loro piani falliscono. Vidoq, per esempio, era perserverante e faceva ottime congetture ma, siccome il suo pensiero non era sufficientemente educato, sbagliava continuamente per l'eccessiva energia delle sue investigazioni. Forse riusciva a vedere un paio di punti con singolare acutezza, ma così procedendo perdeva di vista il contesto generale. In fondo si trattava di un eccesso di profondità, ma la verità non sta sempre in fondo a un pozzo."

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Uno studio in rosso - Graphic Novel

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