Le esche

In qualsiasi giallo che si rispetti ci sono sempre un certo numero di esche che hanno lo scopo di far abboccare il lettore per portarlo sulla strada sbagliata. Il nostro narratore non è particolarmente abile in questo tipo di espedienti.

Normalmente il più indiziato viene arrestato dalla polizia, a quel punto si può essere matematicamente certi che l'indagato sia più innocente di un agnellino appena battezzato, perché i poliziotti sono immancabilmente ottusi. Di solito il colpevole o è un perfetto sconosciuto, nel senso che non se ne è mai sentito parlare prima durante la storia, o la persona, in apparenza, più innocua.

Un caso esemplare è ASH11: un noto banchiere riceve, a garanzia di un prestito, un diadema di berilli di inestimabile valore. Per timore dei ladri non lo mette nella cassaforte della banca, ma lo porta a casa sua dove non ha una cassaforte, ma un capace cassetto che si può aprire con una chiave qualsiasi. Siccome non gli sembra di essere stato abbastanza idiota, a cena spiattella tutto al figlio Arthur, uno scapestrato, giocatore di azzardo e di cavalli, sempre pieno di debiti, e alla nipote Mary, adottata dopo la morte del fratello; una santa donna:

" ... my little Mary ... She is a sunbeam in my house—sweet, loving, beautiful, a wonderful manager and housekeeper, yet as tender and quiet and gentle as a woman could be. She is my right hand."

"... la mia piccola Mary ... È un raggio di sole in casa mia: dolce, amorevole, bella, una meravigliosa massaia e amministratrice, ma tenera, tranquilla e gentile come divrebbero essere tutte le donne. È il mio braccio destro. Non so cosa farei senza di lei."

(p. 253)

Prima di andare a dormire, Arthur chiede un prestito al padre per poter onorare alcuni debiti, ma questi, esasperato, rifiuta categoricamente di sganciare un solo penny.

Durante la notte si sentono rumori provenire dalla stanza dove era stato "nascosto" il diadema e, prevedibilmente, in mezzo alla sala c'è Arthur col diadema spezzato in mano. Fin qui tutte le prove sono contro di lui e chiunque sarebbe disposto a condannarlo, ma, appena viene arrestato, anche il lettore più tardo può scommettere che Arthur sia un figlio devoto dal nobile cuore e che la colpevole sia la piccola Raggiodisole Mary.

Lo stesso accade anche nei racconti più tardi, per esempio in RSH9, ambientato in una città universitaria, dove Holmes sta facendo alcune ricerche. Questa volta non muore nessuno, ma il professor Soames approfitta della sua presenza per risolvere un problema: Soames aveva preparato i test per gli esami finali, e teneva le bozze nella sua camera, ma il suo domestico aveva dimenticato la chiave nella porta e qualcuno si era introdotto per copiare il testo della prova. I sospetti ricadono sui tre studenti che devono sostenere l'esame e che abitano nella stessa ala dell'edificio: Gilchris, alto, bello, biondo, sportivo, ariano, ecc. ecc. ecc., Daulat Ras, indiano, piccolo e nero e Miles McLaren, arrogante e poco diligente; quando Holmes vuole ispezionare gli appartamenti, quest'ultimo si rifiuta di aprire. Inutile dire che il colpevole è Gilchris.

Un grande passo in avanti viene compiuto in HB. Finalmente un romanzo con una struttura letteraria da giallo classico. In HB le esche sono sia vere, ovvero che potrebbero guidare il lettore alla soluzione, cosa impensabile finora, sia false. Iniziamo da quelle vere.

Ecco la prima; si parla degli eredi di Sir Charles:

“On the death of Sir Charles we inquired for this young gentleman and found that he had been farming in Canada. From the accounts which have reached us he is an excellent fellow in every way. I speak not as a medical man but as a trustee and executor of Sir Charles’s will.”
 

“There is no other claimant, I presume?”

“None. The only other kinsman whom we have been able to trace was Rodger Baskerville, the youngest of three brothers of whom poor Sir Charles was the elder. The second brother, who died young, is the father of this lad Henry. The third, Rodger, was the black sheep of the family. He came of the old masterful Baskerville strain, and was the very image, they tell me, of the family picture of old Hugo. He made England too hot to hold him, fled to Central America, and died there in 1876 of yellow fever. Henry is the last of the Baskervilles. In one hour and five minutes I meet him at Waterloo Station."

"Alla morte di Sir Charles abbiamo fatto ricerche su questo giovanotto che gestiva un'azienda agricola in Canada. Dalle informazioni assunte è evidente che sia un ottimo elemento sotto qualsiasi aspetto. In questo momento non parlo da medico, ma come fiduciario ed esecutore testamentario di Sir Charles."

"Non ci sono altri eredi, presumo?"

"Nessuno. L'unico altro parente che siamo stati in grado di rintracciare era Rodger Baskerville, il più giovane di tre fratelli dei quali il povero Sir Charles era il maggiore. Il secondogenito, il padre di Henry, ragazzo del quale vi ho parlato, morì giovane. Il terzo, Rodger, era la pecora nera della famiglia. Rappresentava il vecchio ceppo originale dei Baskerville; mi hanno detto che era identico al ritratto di famiglia del vecchio Hugo. Quando l'Inghilterra cominciò a scottargli sotto i piedi, fuggì in America Centrale e vi morì di febbre gialla nel 1876. Henry è l'ultimo dei Baskerville. Tra un'ora e cinque minuti lo incontrerò alla stazione di Waterloo."

(p. 592)

Nell'economia del racconto questa genealogia sarebbe superflua se non ci fosse una relazione col resto della storia, quindi puntiamo subito il dito sul terzo fratello, Rodger, pecora nera della famiglia, somigliantissimo a Hugo (origine della maledizione del Cane), morto, però, in Centro America.

Dopo una ventina di pagine, il secondo indizio:

"... the baronet, begins to display a considerable interest in our fair neighbour. It is not to be wondered at, for time hangs heavily in this lonely spot to an active man like him, and she is a very fascinating and beautiful woman. There is something tropical and exotic about her which forms a singular contrast to her cool and unemotional brother. Yet he also gives the idea of hidden fires. He has certainly a very marked influence over her, for I have seen her continually glance at him as she talked as if seeking approbation for what she said. I trust that he is kind to her. There is a dry glitter in his eyes, and a firm set of his thin lips, which goes with a positive and possibly a harsh nature."

"... il baronetto, inizia a mostrare un notevole interesse per la nostra bella vicina. Non c'è da meravigliarsi perché in questo luogo solitario il tempo non passa mai, soprattutto per un uomo attivo come lui, e lei è donna molto affascinante e bellissima. Vi è in lei qualcosa di tropicale ed esotico, in singolare contrasto con suo fratello che appare freddo e privo di emozioni, anche se sembra covare fuochi nascosti. Su di lei sembra esercitare una grande influenza, perché ho notato che lo guardava continuamente mentre parlava, quasi a cercare la sua approvazione. Spero che con lei sia gentile. Ha una luce fredda negli occhi e un atteggiamento risoluto nelle labbra sottili, che suggeriscono una natura volitiva e probabilmente aspra."

(p. 615)

Si sta parlando degli Stapleton. Sir Charles è chiaramente attratto da quella che il naturalista ha presentato come sua sorella però, come nota Watson, non potrebbero essere più diversi: la donna ha un aspetto "tropicale ed esotico", altrove si dice che sia bruna dagli occhi neri e che ha un accento bleso: (a curious lisping accent), mentre il fratello è un biondino slavato. Inoltre, la donna sembra plagiata dal fratello e, in alcune occasioni, dimostra di averne timore. Un lettore particolarmente abile potrebbe aver messo insieme queste due ultime informazioni e dedotto che, visto che Rodger Baskerville era morto in Centro America, la donna non sia la sorella, ma la moglie creola del figlio ignoto della pecora nera della famiglia.

Holmes aveva il colpevole, ma non il movente e stavolta non salta fuori come un coniglio dal cappello di Mandrake, ma lo trova assieme al lettore, il tutto narrato in maniera così magistrale che riportiamo l'intero brano delle pp. 641 - 642; Holmes sta ammirando i ritratti di famiglia e chiede lumi a Sir Henry:

“And this Cavalier opposite to me—the one with the black velvet and the lace?”

“Ah, you have a right to know about him. That is the cause of all the mischief, the wicked Hugo, who started the Hound of the Baskervilles. We’re not likely to forget him.”

I gazed with interest and some surprise upon the portrait.

“Dear me!” said Holmes, “he seems a quiet, meek-mannered man enough, but I dare say that there was a lurking devil in his eyes. I had pictured him as a more robust and ruffianly person.”

“There’s no doubt about the authenticity, for the name and the date, 1647, are on the back of the canvas.”

Holmes said little more, but the picture of the old roysterer seemed to have a fascination for him, and his eyes were continually fixed upon it during supper. It was not until later, when Sir Henry had gone to his room, that I was able to follow the trend of his thoughts. He led me back into the banqueting-hall, his bedroom candle in his hand, and he held it up against the time-stained portrait on the wall.

“Do you see anything there?”

I looked at the broad plumed hat, the curling love-locks, the white lace collar, and the straight, severe face which was framed between them. It was not a brutal countenance, but it was prim, hard, and stern, with a firm-set, thin-lipped mouth, and a coldly intolerant eye.

“Is it like anyone you know?”

“There is something of Sir Henry about the jaw.”

“Just a suggestion, perhaps. But wait an instant!” He stood upon a chair, and, holding up the light in his left hand, he curved his right arm over the broad hat and round the long ringlets.

“Good heavens!” I cried, in amazement.

The face of Stapleton had sprung out of the canvas.

“Ha, you see it now. My eyes have been trained to examine faces and not their trimmings. It is the first quality of a criminal investigator that he should see through a disguise.”

“But this is marvellous. It might be his portrait.”

“Yes, it is an interesting instance of a throwback, which appears to be both physical and spiritual. A study of family portraits is enough to convert a man to the doctrine of reincarnation. The fellow is a Baskerville—that is evident.”

“With designs upon the succession.”

“Exactly. This chance of the picture has supplied us with one of our most obvious missing links. We have him, Watson, we have him, and I dare swear that before to-morrow night he will be fluttering in our net as helpless as one of his own butterflies. A pin, a cork, and a card, and we add him to the Baker Street collection!”

"E questo cavaliere di fronte a me, quello col vestito di velluto nero e il pizzo?"

"Ah, avete ragione a voler sapere qualcosa di lui. È lui  la causa di tutti i nostri guai, il malvagio Hugo, che ha dato il via alla leggenda del Mastino dei Baskerville. Difficile dimenticarlo."

Osservai il ritratto con interesse e una certa sorpresa.

"Accidenti!" disse Holmes, "sembra un tipo abbastanza tranquillo e mite, ma sembra che ci sia un diavolo in agguato nel suo sguardo. Me lo ero immaginato più robusto e con un'aria da farabutto."

"Eppure non ci sono dubbi sull'autenticità, poiché il nome e la data, 1647, sono scritti sul retro della tela.


Holmes aggiunse poche parole, ma il ritratto del vecchio furfante sembrava affascinarlo perché continuò a guardarlo durante tutta la cena. Solo più tardi, quando Sir Henry si ritirò nella sua camera, capii a cosa stava pensando. Mi ricondusse nella sala da pranzo, avvicinò la candela al ritratto macchiato dal tempo.

 

"Notate niente?"

Guardai l'ampio cappello piumato, i lunghi capelli arricciati, il colletto di pizzo bianco che incorniciava il viso severo. Non aveva un aspetto brutale, ma azzimato, duro e intollerante, con una bocca ferma e dalle labbra sottili e uno sguardo freddo e fanatico.

"Non somiglia a qualcuno di vostra conoscenza?"

"C'è qualcosa di Sir Henry nella mascella."

"Vi do un suggerimento, aspettate un istante!" Salì su una sedia e, tenendo il lume nella mano sinistra, coprì col braccio destro l'ampio cappello e i lunghi riccioli.

"Mio Dio!" Gridai, stupito.

Dalla tela era sbucato il volto di Stapleton.

"Ah, ora lo vedete. Ho gli occhi addestrati per esaminare i volti e non quello che c'è intorno. La prima dote di un criminologo consiste nel vedere anche attraverso un travestimento."

"Ma è incredibile. Potrebbe essere il suo ritratto."

"Sì, è un esempio interessante di ereditarietà, sia fisico che spirituale, a quanto sembra. Basterebbe uno studio dei ritratti di famiglia per convertire alla dottrina della reincarnazione. Stapleton è un Baskerville, è evidente. "

"Che aspira alla successione."

"Esattamente. Questo ritratto ci ha fornito uno dei principali anelli mancanti. Lo teniamo, Watson, lo teniamo, e scommetto che prima di domani sera svolazzerà nella nostra rete, impotente come una delle sue farfalle. Uno spillo, un tappo di sughero e un'etichetta e lo aggiungiamo alla collezione di Baker Street!"

(pp. 641-642)

La cosa che però non riusciamo a capire, e che Holmes non si chiede, è perché Stapleton (chiamiamolo ancora così), figlio del fratello del de cuius, quindi in possesso degli identici diritti ereditari del cugino, non abbia semplicemente dimostrato la propria identità, entrando così in possesso di metà dell'eredità, che era comunque cospicua. Forse perché la voleva tutta? O forse per quella che chiameremo "Sindrome del Vilcoyote", tipica di ogni buon cattivo, che consiste nell'elaborare piani macchinosissimi, talmente complessi che finiscono sempre per fracassare miseramente.

Nel terzo romanzo c'è anche la classica falsa esca; l'individuo sospetto che si aggira sulla scena del delitto con fare misterioso che poi, come è successo fino a ora in tutti i casi, è un modello di virtù. Si tratta di Barrymore, il maggiordomo.

Già è un luogo comune che il colpevole sia il maggiordomo, poi Barrymore accumula tutta una serie di indizi contro di lui. Prima di tutto è lui che scopre il corpo senza vita di Sir Charles e, nella sua deposizione omette una prova importante:

 "But one false statement was made by Barrymore at the inquest. He said that there were no traces upon the ground round the body. He did not observe any. But I did—some little distance off, but fresh and clear.”  

"Ma Barrynore non ha detto tutto il vero, durante l'inchiesta. Ha detto che non c'erano impronte sul terreno vicino al corpo. Lui non le avrà viste. Ma io sì, a una certa distanza, ma fresche e nitide."

(p. 590)

L'attentatore alla vita di Sir Henry ha una vistosa barba nera, ebbene:

“Have you among your neighbours or acquaintances on Dartmoor any man with a black, full beard?”

“No—or, let me see—why, yes. Barrymore, Sir Charles’s butler, is a man with a full, black beard.”

“Ha! Where is Barrymore?”

"He is in charge of the Hall.”

 “We had best ascertain if he is really there, or if by any possibility he might be in London.”

 “How can you do that?”

 “Give me a telegraph form. ‘Is all ready for Sir Henry?’ That will do. Address to Mr. Barrymore, Baskerville Hall."

"Fra i vostri vicini di casa o conoscenti nel Dartmoor c'è qualcuno con una gran barba nera?"

"No ... o fatemi pensare ... ma sì. Barrymore, il maggiordomo di Sir Charles, ha una folta barba nera."

"Ah! Dov'è Barrymore? "

"A guardia della villa."

"Sarà bene verificare se sia davvero lì o se, per qualsiasi motivo sia venuto a Londra".

"Come si può fare?"

"Datemi un modulo telegrafico. 'È tutto pronto per Sir Henry?' Indirizzate al signor Barrymore, Villa Baskerville."

(p. 601)

Al telegramma segue una rapida risposta ma, sapremo in seguito, che lo ha ricevuto la signora Barrymore perché lui era in soffitta.

Il maggiordomo ha avuto anche un congruo vantaggio materiale dalla morte di Sir Charles:

“Did Barrymore profit at all by Sir Charles’s will?” asked Holmes.

“He and his wife had five hundred pounds each.”
 

“Ha! Did they know that they would receive this?”

“Yes; Sir Charles was very fond of talking about the provisions of his will.”

“That is very interesting.”

"Barrymore ha tratto qualche vantaggio dal testamento di Sir Charles?" chiese Holmes.

"Lui e sua moglie hanno ereditato cinquecento sterline a testa."

"Ah! E ne erano al corrente?"

"Sì, a Sir Charles piaceva parlare delle sue disposizioni testamentarie."

"Molto interessante."

(p. 601)

Una volta arrivato a Baskerville Hall, Watson sente una donna piangere, che non può che essere Mrs. Barrymore e, dopo tutta una serie di stranezze della coppia, Barrymore viene colto in flagrante:

"It was thrown by a man who walked softly down the passage with a candle held in his hand. He was in shirt and trousers, with no covering to his feet. I could merely see the outline, but his height told me that it was Barrymore. He walked very slowly and circumspectly, and there was something indescribably guilty and furtive in his whole appearance. ... The light shone steadily as if he were standing motionless. I crept down the passage as noiselessly as I could and peeped round the corner of the door. Barrymore was crouching at the window with the candle held against the glass."

"Èra l'ombra di un uomo che scivolava lungo il corridoio con una candela in mano. Indossava camicia e calzoni, a piedi nudi. Ne distinguevo solo la sagoma, ma dall'altezza non poteva essere che Barrymore. Camminava molto lentamente, con circospezione, e c'era qualcosa di indescrivibilmente colpevole e furtivo nel suo modo di fare. ... La luce brillava, ferma, come se fosse immobile. Strisciai lungo il corridoio più silenziosamente possibile e sbirciai dall'angolo della porta. Barrymore era accovacciato alla finestra con la candela appoggiata al vetro."

(p. 617)

In realtà poi scopriamo che il criminale evaso che vaga per la brughiera è il fratello minore di Mrs. Barrymore e che il marito gli porta con regolarità il necessario per nutrirsi e per coprirsi. Sarebbe bastato che la polizia arrestasse il maggiordomo per non perdere tempo a sospettarlo, ma il nostro narratore si è fatto scaltro.

Dicevamo che con HB lo schema del romanzo diventa canonico del giallo come lo intendiamo oggi, ma bisogna tornare al 1892 per trovare esche veramente degne di nota.

 In ASH8 e MSH1 vengono introdotti alcuni zingari che poi, alla fine, non solo sono del tutto estranei al crimine, ma anche alla storia, e se ne stanno lì solo a fare controscena.

 In ASH8, una mattina di primo aprile del 1883, molto presto per le abitudini di Holmes:

It was early in April in the year ’83 that I woke one morning to find Sherlock Holmes standing, fully dressed, by the side of my bed. He was a late riser, as a rule, and as the clock on the mantelpiece showed me that it was only a quarter-past seven, I blinked up at him in some surprise, and perhaps just a little resentment, for I was myself regular in my habits.

Era l'inizio di aprile dell'anno '83, una mattina mi svegliai e vidi, in piedi accanto al mio letto, Sherlock Holmes completamente vestito. Di regola si alzava tardi, e poiché l'orologio sulla mensola del caminetto segnava solo le sette e un quarto, lo guardai con una certa sorpresa e anche un po' di irritazione, perché anch'io ho abitudini regolari.

(p. 213)

la giovane Helen Stoner va a chiedere aiuto a Holmes, certa che la sua vita sia minacciata dal suo patrigno Grimesby Roylott, un medico vissuto in India, dove aveva sposato la madre vedova di Helen. La ragazza afferma che il patrigno sia un tipo violento, che ha già scampato una volta la forca dopo aver ucciso il suo maggiordomo indiano in un accesso d'ira; è un tipo bizzarro che permette agli zingari di accamparsi nel suo parco e fa scorazzare dappertutto un ghepardo e un babbuino che si è portato dall'India, come fossero animali domestici:

"He has a passion also for Indian animals, which are sent over to him by a correspondent, and he has at this moment a cheetah and a baboon, which wander freely over his grounds and are feared by the villagers almost as much as their master."

"Ha anche una vera passione per gli animali indiani, che gli invia un suo corrispondente, in questo momento ha un ghepardo e un babbuino, che si aggirano liberamente sui suoi terreni e sono temuti dagli abitanti del villaggio quasi quanto il loro padrone."

(p. 215)

I babbuini vivono solo in Africa, ma vabbe'.

La sorella di Helen era morta due anni prima, alla vigilia delle nozze; prima di morire riesce a dire solo

"It was the band! The speckled band!"

"Era la banda! La banda maculata!"

(p. 216)

Ora che anche Helen si è fidanzata è preoccupata; ha iniziato a sentire strani rumori e a osservare insolite attività nei pressi della tenuta di famiglia; inoltre, col pretesto di alcuni lavori, la ragazza viene costretta a dormire nella camera dove è morta la sorella.

Poco dopo, si presenta a Baker Street anche Roylott, che minaccia Holmes, dimostrando la sua immensa forza piegando un attizzatoio. Holmes lo congeda in tutta calma e dà, a sua volta, un'inaspettata prova di forza:

“See that you keep yourself out of my grip,” he snarled, and hurling the twisted poker into the fireplace he strode out of the room.

"He seems a very amiable person,” said Holmes, laughing. "I am not quite so bulky, but if he had remained I might have shown him that my grip was not much more feeble than his own.” As he spoke he picked up the steel poker and, with a sudden effort, straightened it out again."

"Badate di starmi alla larga", ringhiò e, gettando l'attizzatoio nel camino, uscì dalla stanza.
 

"Una personcina molto amabile, nevvero?", disse Holmes, ridendo. "Non sono nerboruto come lui, ma se fosse rimasto avrei potuto dimostrargli che non sono più debole di lui." Mentre parlava raccolse l'attizzatoio e, con uno movimento improvviso, lo raddrizzò.

(p. 218)

Una volta che il patrigno è lontano da casa, Holmes può fare un accurato sopralluogo, scopre che il letto della stanza della sorella morta è stato fissato al pavimento, che il cordone del campanello è finto e che il foro di ventilazione non comunica con l'esterno ma con la camera del dottore. Holmes e Watson passano la notte nella camera incriminata. Attendono nell'oscurità, questa spasmodica attesa sarà ricordata anche in MSH10:

"The night was fine, but still it was a very weary vigil. Of course it has the sort of excitement about it that the sportsman feels when he lies beside the water-course and waits for the big game. It was very long, though—almost as long, Watson, as when you and I waited in that deadly room when we looked into the little problem of the Speckled Band."

"Era una bella notte, ma la mia è stata comunque una veglia molto impegnativa. Certo c'era l'emozione che prova il cacciatore in agguato vicino a fiume in attesa della preda. Però è stata molto lunga, Watson, quasi, quanto quella che abbiamo passsato insieme in quella stanza fatele nel caso della banda maculata."

(p. 398)

finché odono un lieve rumore metallico e vedono una luce provenire dal foro di ventilazione. Holmes accende un fiammifero in tempo per vedere strisciare lungo il cordone del campanello un serpente, verosimilmente the speckled band, e lo colpisce con un bastone. La povera bestia, spaventata, torna indietro e attacca Roylott, che muore.

Spiegone di Holmes: la madre di Helen aveva lasciato un reddito annuo di 750 sterline, del quale ognuna delle due figlie avrebbe ottenuto un terzo in seguito al proprio matrimonio. Perciò Roylott aveva escogitato il trucco del serpente per uccidere entrambe le figliastre prima del matrimonio per non perdere i soldi.

E gli zingari? Niente. Nemmeno si vedono. Però nell'immaginario comune si fa presto a mettere insieme la banda maculata, visto che la parola è provvidenzialemente bisemica tanto in inglese quanto in italiano, sia con un'ipotetica banda di zingari, sia con le loro bandane variopinte e gli zingari con qualcosa di disonesto. In questo caso, dunque, il narratore sfrutta abilmente i pregiudizi dei lettori (ma ci era cascato anche Sherlock Holmes) per creare un sospetto che non viene suffragato da nulla; un falso indizio ben congegnato.

La stessa cosa si può dire di MSH1: è l'ispettore Gregory che convoca Holmes:

"I received telegrams from both Colonel Ross, the owner of the horse, and from Inspector Gregory, who is looking after the case ... "

"Ho ricevuto telegrammi sia dal colonnello Ross, il proprietario del cavallo, sia dall'ispettore Gregory, che si occupa del caso ... "

(p. 281)

Holmes e Watson si recano nel Dartmoor per risolvere il caso della misteriosa scomparsa di Silver Blaze, celeberrimo cavallo da corsa, e la morte del suo allenatore, John Straker. Durante il viaggio Holmes indossa il famoso cappello coi paraorecchi dell'iconografia tradizionale. In realtà Watson dice che lo usava per viaggiare; per tutto il canone, lo descrive sempre con copricapo diversi:

Sherlock Holmes, with his sharp, eager face framed in his ear-flapped travelling-cap.

Sherlock Holmes, col suo viso acuto e impaziente, incorniciato dal berretto da viaggio col paraorecchie.

(p. 281)

La polizia arresta un certo Fitzroy Simpson, che si aggirava nei pressi della stalla la sera del delitto e il cui foulard è stato trovato vicino al corpo di Straker; quindi possiamo escludere a priori che sia colpevole. Holmes e Watson indagano nella brughiera desolata, nella quale si vede ogni tanto qualche zingaro:

"In every other direction the moor is a complete wilderness, inhabited only by a few roaming gypsies."

"In ogni direzione la brughiera è un completo deserto, abitato solo da pochi zingari erranti."

(p. 285)

I due trovano le impronte del cavallo e, seguendole, giungono alle vicine scuderie Capleton, rivali della scuderia di Silver Blaze, dove Holmes riesce a far confessare il proprietario di aver trovato il cavallo che vagava nei campi e di averlo nascosto per impedire che corresse alla Wessex Cup, nella quale era favorito. L'assassino di Straker, invece, è lo stesso Silver Blaze: l'allenatore, infatti, voleva ferirlo alla coscia per rallentarlo e poter sfruttare così il giro delle scommesse, ma il cavallo, spaventato, lo aveva colpito alla testa con un calcio.

Senza grande stupore, veniamo a sapere che Holmes ha anche il vizio del gioco:

"But there goes the bell, and as I stand to win a little on this next race, I shall defer a lengthy explanation until a more fitting time."

"Ma, ecco la campana, e visto che ho la possibilità di vincere qualcosa nella prossima corsa, rinvierò una lunga spiegazione a un momento più opportuno."

(p. 290)

che col tabacco, la cocaina e l'alcol, completa il quadro.

E gli zingari? Nemmeno l'ombra. Però nell'immaginario comune non si può fare a meno di fare due più due: si sommano gli zingari ai cavalli e la prima cosa che viene in mente è che gli zingari abbiano trovato per caso il cavallo e ne abbiano approfittato per impossessarsi di una bestia così bella.

Ma Holmes non ci casca:

"And why should gypsies kidnap him? These people always clear out when they hear of trouble, for they do not wish to be pestered by the police. They could not hope to sell such a horse. They would run a great risk and gain nothing by taking him."

"E perché gli zingari avrebbero dovuto rapirlo? Questa gente se la squaglia sempre quando sente odore di guai perché non vuole avere problemi con la polizia e non potevano certo sperare di vendere un cavallo simile. Avrebbero solo corso un gran rischio senza guadagnarci nulla."

(p. 287)

A dire il vero ci sarebbe un terzo caso nel quale entrano in ballo gli zingari. In RSH5 si trova il cappello del bambino scomparso in un carrozzone di zingari:

“At last we have a clue!” he cried. “Thank Heaven! at last we are on the dear boy’s track! It is his cap.”
 

“Where was it found?”

“In the van of the gipsies who camped on the moor. They left on Tuesday. To-day the police traced them down and examined their caravan. This was found.”

“How do they account for it?”

“They shuffled and lied—said that they found it on the moor on Tuesday morning. They know where he is, the rascals! Thank goodness, they are all safe under lock and key. Either the fear of the law or the Duke’s purse will certainly get out of them all that they know.”

“So far, so good,” said Holmes, when the doctor had at last left the room. “It at least bears out the theory that it is on the side of the Lower Gill Moor that we must hope for results. The police have really done nothing locally, save the arrest of these gipsies."

"Finalmente abbiamo un indizio! " gridò. "Grazie al cielo! Finalmente siamo sulle tracce del ragazzo! Ecco il suo berretto."

"Dove è stato trovato?"

"Nel carrozzone degli zingari accampati nella brughiera. Se ne sono andati martedì. Oggi la polizia li ha rintracciati, ha perquisito il loro carrozzone e ha trovato questo."

"Come lo hanno  spiegato?"

"Sono stati evasivi e hanno mentito - hanno detto di averlo trovato nella brughiera martedì mattina, invece sanno dov'è, farabutti! Grazie al cielo, sono tutti al sicuro sotto chiave. O la paura della legge o la borsa del Duca gli faranno sicuramente sciogliere la lingua."

"Fin qui tutto bene", disse Holmes, quando il dottorese ne fu andato. "Almeno conferma la mia teoria che bisogna indagare nella Lower Gill Moor che dobbiamo aspettarci qualche risultato. La polizia non ha fatto un bel nulla, salvo arrestare quegli zingari."

(p. 472)

ma gli zingari vengono arrestati, e questo ne esclude la colpevolezza.

Prima di affermare che il narratore profitti dei pregiudizi sugli zingari per creare falsi indizi, bisognerebbe essere certi che in epoca vittoriana ci fossero gli stessi pregiudizi di oggi; molto probabile, anche se i gitani dovevano godere di un tocco di esotismo in più. Cercando nella letteratura coeva, è noto che gli zingari sono i servitori di Dracula nell'omonimo romanzo, quindi sicuramente venivano associati a circostanze torbide, per questo ci è sembrata una buona trovata quella di giocare questa carta. Senza dubbio più di un lettore avrà pensato a un coinvolgimento degli zingari.