La movida

perché in molti credevano che Sherlock Holmes esistesse veramente

Più di una testimonianza conferma che i lettori dell'epoca avessero la percezione che Holmes fosse un personaggio realmente esistente. Uno fra i motivi, sicuramente, fu che Holmes frequentava gli stessi locali che frequentavano a Londra i suoi contemporanei; non è raro che, per allentare la tensione dell'indagine, si rechi nei più noti teatri dell'epoca. Anche i ristoranti nei quali va a cena sono realmente esistiti e non sarebbe il solo personaggio di fantasia a sfamarsi in luoghi reali: lo Scarso di "Scarso, Scarso, è pronto lo sfogio per Corto Maltese!" esiste per davvero a Malamocco. L'angelo della finestra d'Oriente, che contiene la tavole dedicate allo Scarso, è ambientato durante la Prima Guerra Mondiale; lo Scarso è attivo fin dal 1929, chiaro che Corto non ci abbia mangiato, almeno in quell’occasione, ma i fan del Maltese in cerca dei luoghi veneziani del pirata immancabilmente finiscono lì, e ne vale la pena. Chissà che Conan Doyle non fosse in combutta coi ristoratori per aumentarne il volume di affari dietro compenso, dopotutto era scozzese.

Ma torniamo agli eventi mondani del Nostro. Fin da SS, come già abbiamo segnalato, Holmes stacca dal lavoro per una botta di vita; allude a un concerto per due volte:

"We must hurry up, for I want to go to Halle’s concert to hear Norman Neruda this afternoon."

"Dobbiamo sbrigarci, perché questo pomeriggio voglio andare al concerto  di Hallé per sentire Norman Neruda."

(p. 20)

"And now for lunch, and then for Norman Neruda. Her attack and her bowing are splendid. What’s that little thing of Chopin’s she plays so magnificently: Tra-la-la-lira-lira-lay."

"E ora a pranzo e poi al concerto di Norman Neruda. I suoi attacchi e le sue arcate sono stupendi. Qual è quel motivetto di Chopin che suona così magnificamente: Tra-la-la-lira-lira-lay."

(p. 22)

Ebbene, il concerto al quale allude è un evento plausibilmente reale, in quanto la violinista è senz'altro Wilma Norman-Néruda (1838-1911), virtuosa morava in cartellone a Londra in quegli anni, mentre Charles Hallé era un valente pianista, fondatore della Manchester Symphony Orchestra e secondo marito della Norman-Néruda[1]; il pezzo che canticchia Holmes, dunque, potrebbe essere il Notturno per violino e piano in Do diesis minore, il più noto fra i rarissimi pezzi per violino scritti da Chopin, non fosse che Holmes accenna chiaramente a un pezzo in 6/8, mentre il notturno è in 4/4. L'altra possibilità è che si tratti delle Variazioni su un tema di Antoni Radziwill, un Dumka per violino e pianoforte, ma anche il Dumka è una danza in 4/4. Oltretutto Chopin non amava particolarmente il valzer, che riteneva troppo frivolo, tant'è che ne compose appena diciannove ma, in vita, ne fece stampare solo otto, gli altri sono stati pubblicati postumi e nessuno è per violino.

In ASH2 Holmes va a sentire un altro violinista:

"Sarasate plays at the St. James’s Hall this afternoon,” he remarked. “What do you think, Watson? Could your patients spare you for a few hours?"

"Sarasate suona al St. James’s Hall questo pomeriggio," osservò. "Cosa ne pensate, Watson? I vostri pazienti vi potrebbero risparmiare per qualche ora?"

(p. 142)

Anche in questo caso l'evento è più che probabile: Pablo Martín Melitón de Sarasate y Nevascués, violinista e compositore spagnolo, esordì proprio a Londra a soli diciassette anni e ebbe una carriera a dir poco radiosa avendo, oltre a una tecnica straordinaria, anche grandi doti comunicative; i suoi concerti facevano invariabilmente il tutto esaurito. La St. James’s Hall, invece, era la principale sala da concerto di Londra del periodo vittoriano, aveva due ingressi, uno da Regent Street e uno da Picadilly. Andare alla St. James’s Hall era più o meno come andare alla Scala di Milano. Abbiamo la certezza che Pablo de Saraste vi suonò nel 1874; quando Holmes va ad ascoltarlo, sedici anni dopo, Saraste era sempre in piena attività.

Nessuno troverà strana questa predilezione di Sherlock Holmes per i violinisti dal momento che è egli stesso un dignitoso violinista dilettante e possiede addirittura uno Stradivari, lo dice durante una pausa nell'indagine in LB2:

We had a pleasant little meal together, during which Holmes would talk about nothing but violins, narrating with great exultation how he had purchased his own Stradivarius, which was worth at least five hundred guineas, at a Jew broker’s in Tottenham Court Road for fifty-five shillings. This led him to Paganini, and we sat for an hour over a bottle of claret while he told me anecdote after anecdote of that extraordinary man.

"Durante il nostro piacevole pranzo, Holmes non parlò che di violini, raccontando con grande entusiasmo di come fosse riuscito ad avere il suo Stradivari, che valeva almeno cinquecento ghinee, da un rigattiere ebreo a Tottenham Court Road per appena cinquantacinque scellini. Da questo passò a Paganini e rimanemmo seduti per un'ora davanti a una bottiglia di chiaretto, mentre mi raccontava un aneddoto dopo l'altro su quell'uomo straordinario."

(p. 763)

Holmes non disdegna neppure la musica lirica, quando ne vale la pena; alla fine della lunga avventura di HB Holmes e Watson si concedono una serata rilassante all'opera:

"I have a box for Les Huguenots. Have you heard the De Reszkes? Might I trouble you then to be ready in half an hour, and we can stop at Marcini’s for a little dinner on the way?"

"Ho un palco per Les Huguenots. L'avete mai sentita da De Reszkes? Posso disturbarvi fra mezz'ora, quando sarete pronto, e possiamo fermarci da Marcini per una cenetta mentre andiamo?"

(p. 653)

Si tratta dell'opera di Giacomo Meyerbeer, autore tedesco, che ha lavorato soprattutto in Francia; nel ruolo del protagonista, Raoul de Nangis, il tenore polacco naturalizzato francese Jean de Reszke, che esordì proprio con un'opera di Meyerbeer, Robert le diable. Fu il Pavarotti di fin de siècle, a parte che non era così voluminoso e aveva anche un bell'aspetto; fu apprezzato soprattutto nei paesi di lingua anglosassone e cantò spessissimo a Londra. Ma la passione per la lirica non sembra coinvolgere il Nostro più di tanto visto che, alla conclusione del caso raccontato in LB3, va a sentire Wagner:

"By the way, it is not eight o’clock, and a Wagner night at Covent Garden! If we hurry, we might be in time for the second act.”

"A proposito, non sono ancora le otto e c'è una serata con Wagner al Covent Garden! Se ci sbrighiamo, facciamo in tempo per il secondo atto."

(p. 781)

quando l'opera è già cominciata[2].

Una sola volta Holmes allude a una cantante che, invece, è una perfetta sconosciuta, tale Carina:

"Let us escape from this weary workaday world by the side door of music. Carina sings to-night at the Albert Hall, and we still have time to dress, dine, and enjoy.”

"Evadiamo da questo mondo stanco e monotono mondo dalla porta laterale della musica. Stasera Carina canta all'Albert Hall, e abbiamo ancora tempo per vestirci, cenare e divertirci."

(p. 975)

ma si tratta di CSH12, ossia l'ultimo racconto dell'ultima raccolta che, come abbiamo già detto in 1.9., contiene alcuni racconti considerati apocrifi e forse questo non è che un ulteriore indizio.

 

Ma Holmes non frequenta solo le sale da concerto; essendo pronipote di un pittore francese è naturale che visiti anche le mostre di arti grafiche:

Sherlock Holmes had, in a very remarkable degree, the power of detaching his mind at will. For two hours the strange business in which we had been involved appeared to be forgotten, and he was entirely absorbed in the pictures of the modern Belgian masters.

Sherlock Holmes aveva, in sommo grado,la capaictà di distogliere la mente a suo piacimento. Per due ore parve dimenticarer la strana faccenda nella quale eravamo coinvolti e era completamente assorbito dai quadri dei maestri moderni fiamminghi.

(p. 600)

Il più rilevante fra maestri belgi contemporanei a Holmes è quel James Ensor, considerato uno dei precursori dell'espressionismo, che coi suoi quadri grotteschi rappresenta una delle più feroci critiche alla borghesia capitalista del tempo. Molti dei suoi quadri sono esposti alla Royal Academy of Arts di Londra, del tutto plausibile, dunque, una mostra di pittori belgi nella capitale inglese nel 1899. Ma Holmes manifesta la sua competenza pittorica anche in altre occasioni, p.e. quando si sofferma sui ritratti di famiglia dei Baskerville:

“I know what is good when I see it, and I see it now. That’s a Kneller, I’ll swear, that lady in the blue silk over yonder, and the stout gentleman with the wig ought to be a Reynolds. They are all family portraits, I presume?”

“Riconosco cosa è buono quando lo vedo, e ora lo vedo. Quello giurerei che sia un Kneller, quella signora col vestito di seta blu, laggiù, e il corpulento gentiluomo con la parrucca dovrebbero essere Reynolds. Sono tutti ritratti di famiglia, presumo."

(p. 641)

Non sono nomi buttati lì a caso; Godfrey Kneller fu un pittore tedesco, specializzato in ritratti, che divenne il primo pittore di corte in Inghilterra, fra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo. Di lui sono noti i ritratti di Giacomo II, di Giorgio I e di Isaac Newton, mentre Sir Joshua Reynolds è stato uno dei più importanti pittori inglesi del XVIII secolo e fu uno dei fondatori della Royal Academy of Arts.

Anche quando deve descrivere lo stile delle malefatte di Moriarty, Holmes ricorre a una metafora pittorica:

"You can tell an old master by the sweep of his brush. I can tell a Moriarty when I see one."

"Un grande Maestro si riconosce dalla pennellata. Riconosco un Moriarty, quando ne vedo uno."

(p. 733)

 

Per mangiare pare che Holmes prediliga la cucina italiana; due delle volte che deroga alla tavola della signora Hudson o ai disgustosi sandwich, si rimette la bocca con una cucina meno ripetitiva: in RSH1, come abbiamo appena letto, prima di andare a sentire Gli ugonotti, cena da Marcini, in LB4 da Goldini:

"Am dining at Goldini’s Restaurant, Gloucester Road, Kensington. Please come at once and join me there. Bring with you a jemmy, a dark lantern, a chisel, and a revolver.
— S.H."

… It was a nice equipment for a respectable citizen to carry through the dim, fog-draped streets. I stowed them all discreetly away in my overcoat and drove straight to the address given. There sat my friend at a little round table near the door of the garish Italian restaurant.

"Sto cenando da Goldini, Gloucester Road, Kensington. Vi pregi di raggiungermi subito. Portate con voi un grimaldello, una lanterna cieca, uno scalpello e un revolver.
- SH "

... per un cittadino rispettabile, era un bell'equipaggiamento da portarsi addosso per le strade buie e avvolte dalla nebbia. Li riposi con discrezione nel cappotto e andai senza indugio all'indirizzo indicato. Il mio amico sedeva a un tavolino rotondo vicino all'ingresso dello sgargiante ristorante italiano.

(p. 793)

Di Marcini non abbiamo trovato notizie, ma Goldini era, effettivamente, uno dei ristoranti alla moda, del quale si possono trovare alcune foto in rete.

In alternativa, Holmes si rifocilla in un ristorante meno esotico, ma sempre di gran moda: Simpson, sullo Strand:

"When we have finished at the police-station I think that something nutritious at Simpson’s would not be out of place.”

"Quando avremo finito alla stazione di polizia, penso che mangiare qualcosa di sostanzioso da Simpson non sarebbe una cattiva idea."

(p. 807)

che sembra essere meta abituale dei due amici:

I did not see Holmes again until the following evening when we dined once more at our Strand restaurant.

Non vidi  Holmes fino alla sera dopo, quando cenammo di nuovo al nostro ristorante sullo Strand.

(p. 856)

Anche di Simpson si possono trovare varie foto in rete.

Non ci sembra impossibile che qualche appassionato lettore di Holmes sia andato a teatro o a cena negli stessi luoghi frequentati dal detective e, magari, i più ingenui saranno pure stati convinti di poterlo incontrare di persona.


[1]  Wilma Néruda mantenne comunque, accanto al suo, il nome del primo marito, il musicista e alpinista svedese Ludwig Norman

[2] Trattandosi di Wagner lo capisco. A proposito di Wagner, non resisto alla tentazione di citare un contemporaneo di Holmes, Oscar Wilde, che in uno dei suoi celebri aforismi afferma: "La musica di Wagner mi piace più di ogni altra. È così rumorosa che si può parlare tutto il tempo senza che gli altri capiscano ciò che si dice."